L'ipnosi
Mentre stava visitando un museo, Enrico fu colpito dal ritratto di una nobildonna del Cinquecento. Era l’immagine di una dama dai capelli scuri e raccolti attorno alla nuca. Gli occhi erano severi e dolci allo stesso tempo, le labbra carnose avevano un atteggiamento superbo. Nell’insieme, quel volto era assai affascinante. Gli era sembrato di conoscerlo da sempre, di avere già visto quella donna in un lontano passato. Aveva poi riflettuto che era un fenomeno comune a molte persone e non ci aveva più pensato. Poi nella casa di sua sorella Sara, rivide quel ritratto.
I suoi occhi si posarono su un quadro con un’antica cornice dorata e guardò la donna che vi era raffigurata. Lo stesso ritratto e la stessa donna. Di nuovo provò l’impressione di averla conosciuta, di averla già vista. Capì che l’impressione provata al museo era dovuta al fatto che aveva sempre visto quella riproduzione in casa della sorella.
-Sara, ma di chi è quel dipinto? L’ho ammirato in un museo. -
-Lo ha eseguito un pittore fiorentino del Cinquecento. Rappresenta la sua amata. Naturalmente questa è solo una copia. -
-Sai, anche quando lo vidi al museo, ebbi l’impressione di aver già conosciuto quella donna. Tanto che ho pensato al fenomeno del “Dejà vu”, del “Già visto”-
-Ah sì? Anche io a volte ho la stessa sensazione quando osservo un quadro. Pensa che una volta mi feci ipnotizzare da un mio amico per questo motivo. -
-Che cosa!- aveva esclamato Enrico.- E perché? -
-Perché il fenomeno si era presentato spesso e allora, poiché un mio amico psichiatra fa l’ipnotizzatore, mi sottoposi a una sua seduta. -
-E brava Sara! Adesso non dirmi che sei vissuta in un’altra epoca perché tanto non ci crederei. Guarda che io nego la possibilità di essere in balia della volontà di un’altra persona. -
-Non importa che tu ci creda o no, ma durante la seduta parlai con voce diversa e raccontai di una monaca di cui sapevo tutto. -
-Ma va! Una monaca? Ah ah ah ah . Al più potevi essere Giovanna d’Arco ah ah ah ah. -
-Ridi, ridi, ma io credo che il Purgatorio possa consistere nelle continue reincarnazioni. Sono credente e anche la religione cattolica parla di redenzione attraverso la purificazione delle anime. E se questa purificazione si ricevesse attraverso il tornare a vivere? -
-Non è possibile. Io penso a mio figlio - aveva ribattuto Enrico –
e non vorrei mai che si trasformasse e diventasse un altro essere umano. E’ mio figlio e tale dovrà restare sempre. Anche dopo la mia e la sua morte. La dignità dell’uomo consiste proprio in questo: nell’essere unico e irripetibile. Come l’attimo fuggente che mai tornerà, così pure l’uomo mai si ripeterà. -
-Ma Dio Creatore può tutto, Enrico!- aveva affermato Sara che era una fervida credente, - Avrà potuto anche assegnarci una purificazione che consista nella reincarnazione. -
-Se io m’indigno al pensiero che mio figlio si trasformi e diventi il figlio di un altro, come può il Padre Eterno permettere che i suoi figli cambino, che vivano vite diverse diventando persone di epoche, paesi e condizioni completamente diversi?-
-Allora perché non ti fai ipnotizzare? Guarda che il mio amico ormai è in pensione, ma all’occorrenza esercita sempre. -
Enrico guardò la sorella per un attimo perplesso. Poi si grattò la testa, abbassò lo sguardo e soggiunse: -Va bene, ci sto. Mi faccio ipnotizzare. Telefona al tuo amico. -
-Bada che l’ipnosi modifica le tue funzioni di veglia e determina l’insorgenza di una condizione molto simile al sonnambulismo. Potresti avere rigidità muscolare, allucinazioni, ma si cerca in genere di farti esercitare le facoltà mnemoniche. -
-Sono pronto a tutto. Se prendo una decisione, non mi lascio intimorire da nulla. –
Enrico era davvero deciso ad affrontare questa nuova esperienza.
-Bene, telefonerò al mio amico e vedremo quando potrà sottoporti a una seduta. -
L’amico di Sara era il dottor Paolo Russo, un anziano medico in pensione che aveva esercitato come neurologo e psichiatra. Aveva inoltre il brevetto per esercitare l’ipnosi a scopi terapeutici e diagnostici. Nella sua lunga vita, aveva avuto molte amanti ma mai una moglie. Era stato amico del defunto marito di Sara.
In realtà era sempre stato innamorato di lei, ma non glielo aveva mai confidato per non rovinare il loro magnifico rapporto d’amicizia e perché rispettava gli antichi e sani principi di fedeltà coniugale di lei. Quindi il loro rapporto, col tempo, si era rinsaldato e il dottore era divenuto suo confidente oltre che medico curante. Per ogni minima cosa, Sara gli telefonava, seguiva la dieta alimentare che lui le consigliava e prendeva i farmaci che lui prescriveva.
-Pronto, ciao Paolo, come va? Sai, c’è qui mio fratello e vorrebbe sottoporsi a una tua seduta di ipnosi. E’ possibile?-
Così aveva esordito chiamando il medico.
Risposta: -Perché? Vi è un motivo terapeutico? -
-No no. E’ solo una ragione puramente accademica e di curiosità. -
-Non credo che la curiosità possa riguardare una seduta di ipnosi. -
-Paolo, mio fratello non crede nell’efficacia della terapia ipnotica e nella possibilità di essere in balia della volontà di un’altra persona. -
Il medico era rimasto un attimo in silenzio, poi: -Il discorso è lungo, Sara, va bene venite a trovarmi domani a casa. -
Il mattino del giorno seguente Enrico era con la sorella a casa del dottore.
-Lei dunque è il famoso fratello Enrico - disse quest’ultimo a presentazioni avvenute.
-Sono il fratello, ma non sono famoso - aggiunse lui in tono faceto.
-Dico famoso, perché non sa quante volte Sara mi ha parlato di lei, delle sue qualità e dell’affetto che vi lega. -
-Già, immagino quello che può averle detto. -
- Scusi, ma perché lei non crede nell’ipnosi? Ho curato parecchia gente con questa metodologia. -
- Ho letto che nello stato ipnotico si possano verificare fenomeni di vario genere, per esempio paralisi, modificazioni del ritmo cardiaco, ansia, spasmi, eccetera. Io credo che non bisognerebbe sottoporre i pazienti a tali cose. -
-Non tutti i medici psichiatri hanno il brevetto per ipnotizzare. Chi lo possiede, sa chi può ipnotizzare senza rischi e chi no. -
-Io, per esempio, correrei rischi secondo lei? Mi piacerebbe sapere il perché ho l’impressione di avere conosciuto una donna raffigurata in un quadro del Cinquecento. -
-Perché forse è già vissuto in quell’epoca e l’ha conosciuta. -
Lei, per quanto ho capito, dovrebbe essere un soggetto senza rischi, senza catalessia ipnotica che sarebbe la rigidità muscolare, e senza neppure disturbi neurovegetativi che sarebbero poi quelli cui lei stesso accennava. Ha mai sofferto di niente nella sua vita? -
-No, grazie a Dio mai niente di grave. Bene, allora voglio essere ipnotizzato. Perché altrimenti non mi convincerò che un’altra persona possa imporre la sua volontà alla mia, sia pure per scopi terapeutici. -
-Badi che lei dovrà essere del tutto consenziente che io imponga la mia volontà alla sua. -
-Sì per forza. Capisco. Sarò del tutto consenziente. -
Il dottore lo fece accomodare da solo nel suo studio, lo fece stendere su un lettino e chiese se poteva dargli del tu, per entrare in maggior contatto e confidenza con lui.
-Allora Enrico, adesso rilassati e respira profondamente. Ecco così, respira, ancora, respira, respira a fondo e rilassati di più, non pensare a niente. -
Il paziente appariva del tutto rilassato e tranquillo.
-Bravo, continua a respirare lentamente. Dovresti già sentirti insonnolito. Abbandonati a questa sensazione, rilassati completamente. -
Enrico aveva chiuso gli occhi.
Il dottore continuò con voce profonda e suadente: -Le palpebre sono pesanti e sta arrivando il sonno. Non puoi rimanere sveglio e le palpebre sono sempre più pesanti. Il tuo corpo è abbandonato e tu dormi. Sai che devi dormire. Non pensare a nulla e dormi. Dormi a lungo e profondamente. Ecco. Abbandonati completamente. Stai dormendo. -
Infatti, Enrico dormiva e appariva sereno e rilassato. Le labbra erano distese, il respiro regolare e il colorito naturale.
Lo psichiatra, che lo guardava attentamente, disse ancora: -Ora tu andrai lontano nel tempo, molto, molto indietro. Ma non devi avere paura. Sono solo memorie e non devono preoccuparti. Puoi dirmi chi eri nel passato? Se c’eri e se vedi qualcosa, dimmelo, ma con calma. Adagio. -
Aveva acceso un moderno registratore e aspettava.
Il paziente si era irrigidito e si stava muovendo sul lettino. Aveva stretto a pugno le mani e poi le aveva distese. Le aveva allacciate insieme e poi le aveva sciolte.
-Dove sei Enrico, puoi dirmi cosa vedi? -
La voce che rispose era diversa. Parlava con una strana cadenza ed era di tono basso e strano.
-Vivo nella mia casa a Firenze e faccio il pittore. Amo una donna che è già andata sposa a un nobile per volere del padre. -
-Che anno è? Puoi saperlo? -
Una lunga pausa. Poi la voce aveva ripreso: -Credo sia il 1550. Io l’amo da sempre, e anche lei mi ama da quando era giovinetta. -
-Bene Enrico, vai avanti con calma. Non affaticare la memoria. Rimani rilassato e dimmi cosa vedi. -
-Lei è bella, altera. Il suo sguardo è fiero, ma io so che soffre perché mi ama e ha amato solo me. -
-Non soffrire anche tu, sono solo memorie. Ricorda lentamente. -
-Non ha mai amato suo marito e lo ha sposato per obbedire al padre. L’ho conosciuta proprio quando egli mi affidò l’incarico d’eseguire il ritratto della giovane figlia. Ci innamorammo perdutamente, ma senza speranza. -
-Continua con calma. -
Il dottore stava registrando tutto.
-Ci amammo e il nostro amore ci travolgeva, ma non potevamo vederci. Lo facevamo di nascosto e i nostri incontri erano segreti. Però un giorno il suo sposo ci scoprì e minacciò di uccidermi. -
Enrico si muoveva sul lettino come fosse spaventato. Ogni tanto agitava le braccia e le mani come a difendersi da qualcuno o qualcosa.
-Cosa vedi? Se ti fa male, non ricordare più. -
Lui invece continuò gridando: -Il marito disse che me l’avrebbe fatta pagare, che sarei morto, che dovevo morire! -
-Non ricordare se non vuoi. Rilassati Enrico. -
-Purtroppo a morire fu la mia amata! Il mio amore! Sapeva che se fosse morta, ogni pericolo per me sarebbe cessato. Così si uccise, si tolse la vita in una triste mattina d’inverno. Morì! E la mia vita finì con lei! -
Adesso Enrico aveva degli spasimi in tutto il corpo e agitava nervosamente le mani.
-Basta Enrico, non ricordare più. Conterò fino a cinque e poi ti sveglierai. Uno…due….tre…. -
-Non contare dottore tanto sono sempre stato sveglio. Ah ah ah ah.
Ho fatto solo finta e ho inventato tutto. Ah ah ah ah che ridere! Ci sei cascato in pieno! -
Paolo Russo era inebetito e lo guardava attonito con la bocca aperta. Appariva offeso e deluso, aveva abbassato gli occhi e non parlava.
-Mi spiace dottore, ho voluto solo scherzare e provare a me stesso che non saresti riuscito a ipnotizzarmi. Infatti, non ci sei riuscito. Io eseguivo ciò che dicevi, ero rilassato, ma non mi addormentavo. Scusami, forse ho esagerato, ho inventato e ho recitato. -
-Più che esagerare ti sei preso gioco della medicina, perché l’ipnosi è una pratica medica. Ti sei fatto beffa di me che sono stato disponibile nei tuoi confronti. Lo diremo a tua sorella. -
Il dottore continuava a essere arrabbiato e aveva un’espressione molto severa e alterata.
-No, ti prego non dirle che ti sei offeso. Dille dello scherzo, ma non farle capire altro. Ti chiedo scusa dottore. Ho abusato del tuo tempo e della tua bontà. -
-Va bene. Faremo come tu dici. Ma cerca in futuro di avere più rispetto delle persone e della scienza medica. |